Freestyle accademico 😏
Oggi parleremo di un tema a me molto caro (e quindi vi tedierò un po’ di più con le parole), sperimentato in prima persona, e che negli anni ho iniziato (un po’ scherzosamente, un po’ seriamente) a chiamare "freestyle accademico".
Perché freestyle? Perché, seppur esistano regole e passi di base, nulla è obbligatorio e ognuno può scegliere la sequenza più adatta per sé stesso/a. Perché accademico? Beh, questo parla un po’ da sé.
Oggi, quindi, vi porterò il punto di vista di un’ex studentessa del liceo classico, che ha prima considerato di spostarsi all’artistico, poi è rimasta ed ha iniziato a lavorare dal quarto liceo come barista e cassiera, non ha fatto solo per ansia personale un gap year, si è lanciata in un’università che parla di mondo moderno e culture digitali, per poi lavorare in ufficio a stretto contatto con scuole, docenti, giovani e aziende.
E come lei, il punto di vista di tanti altri ragazzi e ragazze.
⚡ Il fenomeno | fuori dai binari non significa persi
Maturità finita, e poi? C'è chi passa dallo scientifico a lettere, chi si prende un gap year, chi lavora di notte per pagarsi i corsi di giorno e chi inizia una facoltà per poi stravolgere tutto al secondo anno.
A prima vista può sembrare confusione, caos e chi più ne ha più ne metta, ma la verità è un'altra: non esiste il mito del "percorso perfetto" per costruire una strada che sia davvero loro e le nuove generazioni lo sanno, per questo iniziano fin da subito a sperimentare.
🧠 Dietro le quinte | quali bisogno crollano e quali nascono?
Se scaviamo sotto la superficie, queste scelte apparentemente caotiche e senza senso potrebbero nascondere una di queste quattro esigenze:
- Mettersi alla prova nel mondo reale prima di investire anni su un percorso puramente teorico;
- Togliersi di dosso il peso delle aspettative (famiglia, scuola, società) e i propri tempi per evitare il famoso burnout o, nel peggiore dei casi, il drop out dal proprio percorso (di studio o lavorativo che sia);
- Sperimentarsi per capire davvero quale è la propria strada;
- Cercare una motivazione autentica anziché collezionare un titolo a caso.
Sì, lo so, non è semplice visualizzare e comprendere questa cosa, ma vorrei lasciarvi anche qualche piccolo spunto di cosa fare o come poter supportare i vostri studenti che sono nel pieno del loro freestyle accademico.
1️⃣ Ascolto attivo e zero pregiudizi: Per capire il freestyle accademico bisogna prima annullare i propri bias cognitivi. Siamo una società frenetica e quindi si è abituati a pensare che chi si ferma sia "perso". Fare un piccolo sforzo per comprendere davvero la situazione è il primo passo: bisogna ascoltare i ragazzi non per rispondere o per consigliare la "strada giusta", ma per accogliere le loro incertezze in uno spazio sicuro e senza giudizio.
2️⃣ Normalizzare i "giri immensi": Raccontate storie di ex alunni (o le vostre!) che hanno trovato la propria strada dopo cambi di rotta inaspettati.
3️⃣ Smontare il mito del "tempo perso": Spiegare che un anno di lavoro o un cambio di facoltà non rovinano il curriculum, ma allenano competenze umane (soft skills) preziosissime per il mondo reale.
E per finire, vi lascio un piccolo mantra a riguardo! 🙆🏻♀️
"Chi cambia strada o fa una pausa non sta perdendo tempo: sta semplicemente prendendo le misure con il mondo."